Piangere aiuta davvero: la ragione non basta davanti a un fallimento

Piangere aiuta davvero: la ragione non basta davanti a un fallimento

Lasciarsi andare a una reazione emotiva dopo un fallimento, come può essere un pianto liberatorio, ci aiuta di più che riflettere razionalmente sull’accaduto. In altri termini, star male e concentrarsi sulle emozioni ‘forti’ scaturite dall’evento negativo è meglio che rimuginare sul proprio insuccesso, perché lasciarsi andare sprona a migliorarci al prossimo tentativo. Insomma, una risposta cognitiva potrebbe essere controproducente rispetto a quella emotiva. A determinarlo, un team di ricercatori americani provenienti da tre prestigiosi atenei; l’Università del Kansas, l’Università Statale dell’Ohio e l’Università di Stanford.

Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Noelle Nelson, docente di marketing e comportamento dei consumatori presso la School of Business dell’ateneo di Lawrence, hanno suffragato la propria teoria con una serie di esperimenti nei quali sono stati coinvolti diversi studenti. Nel primo i ragazzi sono stati invitati a cercare online un frullatore al prezzo più basso possibile; chi riusciva a trovarlo avrebbe vinto un premio in denaro di 50 dollari. Poiché il sistema di ricerca era stato manipolato dagli organizzatori (in pratica poteva segnalare un prezzo inferiore di qualche dollaro), al termine della ricerca non tutti gli studenti coinvolti hanno potuto vincere i 50 dollari.

Nella fase successiva Nelson e colleghi hanno chiesto ad alcuni dei ragazzi di concentrarsi sulle emozioni sperimentate, mentre ad altri di riflettere sulle ragioni della mancata vittoria del premio dei 50 dollari. I partecipanti sono stati poi sottoposti ad altri due esperimenti analoghi (con in palio un credito di corso e non i 50 dollari), sempre manipolati per avere la situazione sotto controllo. Dalle analisi dei dati è emerso che chi aveva sperimentato una reazione emotiva, nei test successivi ha impiegato più tempo per cercare il frullatore al prezzo più basso rispetto a chi aveva razionalizzato l’insuccesso. In pratica, gli emotivi hanno dimostrato uno sforzo maggiore nel provare a migliorarsi rispetto agli altri.

“Una tendenza naturale dopo un fallimento è a volte sopprimere le emozioni e razionalizzare cognitivamente l’accaduto, ma se la gente conoscesse i possibili effetti negativi di questo comportamento, potrebbe ignorare questa tendenza e concentrarsi sui sentimenti negativi”, ha sottolineato la dottoressa Nelson. “Questo dovrebbe portare all’apprendimento e a un miglior processo decisionale futuro”, ha concluso la ricercatrice. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Behavioral Decision Making.

[Foto di rajnlove]

Fonte: Piangere aiuta davvero: la ragione non basta davanti a un fallimento

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