I rifiuti nell’antica Roma

Negli ultimi anni ci si è abituati ormai alla raccolta differenziata ed allo smaltimento degli scarti prodotti giornalmente. In una metropoli moderna come la Capitale, oggi si fa affidamento alle diverse società che forniscono consulenza rifiuti Roma, come ad esempio la Nova Ecologica, che aiutano i cittadini a mantenere puliti i propri quartieri ed abitazioni e a cercare di riciclare il più possibile ogni tipo di materiale di scarto prodotto.

Tuttavia, la spazzatura è sempre stata presente, sia nei tempi antichi che moderni, anche se il problema è esploso negli ultimi decenni, a causa dell'incremento demografico della popolazione e riduzione o eliminazione degli spazi dove poterla scaricare. La questione dei rifiuti e del loro smaltimento, tuttavia, già era sentita ai tempi dell'antica Roma e si cercava di risolverla attraverso diverse modalità. Scopriamo questo aspetto davvero particolare della vita dei romani di duemila anni fa.

La Roma repubblicana

Nei primi tempi, quando l'Urbe era una repubblica, quindi indicativamente nel periodo tra il 500 ed il 40 o 30 a.C, non vi erano grandi problemi connessi ai rifiuti, in quanto la popolazione non era particolarmente numerosa e tutto si tendeva a riciclare in qualche maniera, senza l'uso eccessivo di discariche. Infatti, gli scarti di tipo alimentare venivano utilizzati come cibo per gli animali, gli oggetti di metallo destinati al riutilizzo, dopo una nuova forgiatura.

Come oggi, anche a quel tempo gli escrementi venivano invece utilizzati come fertilizzanti per terreni e giardini, mentre le ceneri prodotte dalla combustione erano riciclate ed usate nel lavaggio di vesti e tessuti. Tutto ciò che restava, tendeva ad essere poi riversato nel Tevere, utilizzato come una sorta di discarica naturale. Comunque, il problema dei rifiuti cominciò a farsi sentire man mano che la città iniziò a popolarsi e a divenire una vera e propria metropoli dell'antichità, con oltre un milione di persone.

La Roma imperiale

In questo periodo, la produzione di ogni tipo di scarti era considerevole e la loro eliminazione avveniva nei modi più diversi. I comuni cittadini tendevano a buttarli dalla finestra sulle strade prospicienti e lo stesso avveniva per i proprietari di botteghe, che relegavano i rifiuti prodotti dalla loro attività nelle vie limitrofe. Tutto questo portò le autorità a dover stabilire per legge, intorno al 20 a.C., l'obbligo per tali figure di mantenere pulite le strade vicine ed i muri di abitazioni e botteghe.

Inoltre, furono creati i "Curatores Viarum", quattro magistrati aventi il compito di gestire la manutenzione e la pulizia delle strade romane. Fu invece con l'imperatore Vespasiano che si cercò di risolvere il problema dei rifiuti organici nei quartieri, con la realizzazione di una sorta di bagni pubblici. Da questi, poi, poteva essere prelevata dell'urina, utilizzata a quel tempo per il trattamento della lana grezza. Tuttavia, il problema dei rifiuti e del loro smaltimento continuò ad essere notevole. 

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